Muccione Emilio – Di seguito l’intervista al nuovo Direttore Sportivo originario della provincia di Salerno.
La nostra REDAZIONE ha intervistato Emilio Muccione, Direttore Sportivo di calcio dallo scorso luglio, con esperienza anche come osservatore. Il suo lavoro lo porta spesso sui campi di calcio, dove osserva da vicino tanti giovani giocatori, soprattutto di provincia.
Un’attività che gli permette di seguire e scoprire nuovi talenti, ma soprattutto di coltivare quella che è la sua grande passione: il gioco del calcio.
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Buongiorno Emilio. A luglio scorso hai sostenuto degli esami in FIGC che ti hanno abilitato a ruolo di Direttore Sportivo. Quando e perchè hai avuto l’idea di intraprendere questo percorso?
“Buongiorno a VOI. Questa idea mi è venuta da bambino, Per me il calcio ha rappresentato sempre la cosa più importante nella mia vita tra le cose futili ovviamente.
E’ stato un percorso lunghissimo di decenni e, dopo aver preso la prima abilitazione da direttore sportivo LND nel 2020, ora finalmente sono riuscito a realizzare il mio sogno riuscendo a conseguire la massima abilitazione da direttore sportivo.
Conosco molte persone che si fanno chiamare direttore, ma in pochi sono abilitati, praticamente come far entrare in sala operatoria un meccanico al posto di un chirurgo.
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Ti senti appagato o miri a migliorare e a perseguire altri obiettivi?
“Beh, teoricamente questa abilitazione rappresenta il massimo obiettivo perché non esiste un’altra superiore in questo ambito. Ovviamente, seppur in possesso del patentino, sono solo all’inizio del mio percorso.
Da precisare che non ho svolto questo corso per svolgere funzioni di Direttore Sportivo di TOP club come Barcellona o Real Madrid (anche se, senza questa abilitazione non potresti comunque svolgere la funzione), ma semplicemente per ampliare il mio bagaglio culturale essendo molto appassionato calcio”.
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Che Direttore Sportivo vorresti essere? Ti ispiri a qualcuno?
“Il mio modo di fare calcio è quello innanzitutto della sostenibilità societaria, quindi mi piacerebbe scovare talenti prima che diventino troppo costosi e sarebbero imprendibili.
Sicuramente mi ispiro al mio padre calcistico, il grande Peppino Pavone che innanzitutto ha scoperto un grande mister capace di cambiare il calcio ovvero ZDENEK ZEMAN.
Ma non solo, Pavone ha scoperto anche grandi calciatori come Beppe Signori, Ciccio Baiano, Gigi Di Biagio e tanti altri.
Questo modus operandi rappresenta l’unica strada per salvare il calcio con sostenibilità.
Sposo soprattutto la linea di Walter Sabatini, Pantaleo Corvino che acquistano calciatori a pochissimo prezzo e li rivendono dopo uno o due anni a costo più alto generando importanti plusvalenze.
In questo modo le società per cui lavorano riescono a sostenere il bilancio.”

