FABIO VISONE – Quest’oggi pubblichiamo l’intervista rilasciata da Fabio Visone alla nostra REDAZIONE di Tutto Calcio Giovanile.it   

 

PROFILO PROFESSIONALE

Fabio Visone è nato a Napoli, classe ’83. Ex calciatore, ha intrapreso successivamente un percorso professionale nel management e nello scouting calcistico, maturando esperienza sia nell’area tecnica sia nell’individuazione e nella valutazione dei giovani talenti.

Ha iniziato nel 2018 in qualità di Capo Scouting con la Prima Squadra del Savoia in Serie D. Dopo una sola stagione arriva la chiamata del Napoli (resterà fino a giugno 2026) e intraprende attività di scouting e valutazione tecnica nelle giovanili (fino al 2024).
Tra il 2024 e il 2026 resta allo Scouting, ma prende la gestione dell’area tecnica con esperienza anche in Primavera e Youth League nella gestione e nel coordinamento dell’attività tecnica e nello sviluppo dei giovani calciatori.

Tra le sue competenze principali annoveriamo l’attività di scouting, valutazione tecnica dei calciatori, gestione dell’area tecnica e monitoraggio, individuazione e sviluppo dei giovani talenti.

La nostra Redazione lo ha intervistato in ESCLUSIVA, ecco il resoconto della piacevole conversazione:

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Buongiorno Fabio. Si parla tanto dei nostri giovani calciatori che hanno poche possibilità di esprimersi. Come cambieresti questo trend che è stato anche nocivo per la nostra Nazionale Italiana?

“Buongiorno a Voi. Se l’obiettivo è cambiare davvero il calcio giovanile italiano allora dobbiamo aumentare gli esordi dei ragazzi. Secondo me bisogna intervenire soprattutto sul rapporto tra risultato immediato e formazione.

Cerchiamo di premiare chi fa esordire i giovani, non basta dire che bisogna valorizzarli: la società che fa giocare stabilmente ragazzi formati nel proprio settore giovanile dovrebbe avere vantaggi economici e sportivi.”

Che metodologia svilupperesti per “promuovere” un giovane calciatore dalla Primavera alla Prima Squadra?

“Si, c’è la necessità di creare un vero percorso che porti il ragazzo dalla Primavera alla Prima Squadra.

Sin dall’età di 18-19 anni un giovane non deve trovarsi davanti a un muro, ma la dirigenza deve sviluppare un programma per ogni giocatore ritenuto pronto tenendo conto di:
– allenamenti periodici con la prima squadra;
– convocazioni;
– minuti in gare ufficiali;”
– eventualmente prestiti, ma solo se il progetto tecnico garantisce che giocherà.”

Ci sono mister che vogliono risultati positivi subito e vincere titoli anche allenando ragazzini dai 12-13 ai 16-17 anni. Che pensiero hai in merito?

“Ci deve essere sicuramente meno ossessione per il risultato nei settori giovanili, questo è poco, ma sicuro. Un tecnico che allena ragazzini di 15-16 anni dovrebbe essere valutato anche per quanti giocatori migliora non soltanto per quanti campionati vince.

A mio avviso bisogna anche anticipare la responsabilità.

Mi spiego meglio. Ai migliori prospetti bisogna dare responsabilità prima. Un ragazzo può crescere molto di più giocando contro adulti a 17-18 anni che dominando una categoria giovanile.”

E per raggiungere questo obiettivo quali “armi” useresti?

“Credo che la Federazione debba formare allenatori specializzati. I mister dei settori giovanili devono saper sviluppare il giocatore: tecnica, personalità, lettura del gioco, capacità decisionale.

Non deve semplicemente insegnargli a vincere la partita della domenica che resterebbe una bella soddisfazione sicuramente, ma fine a sè stessa.”

In tutti questi anni hai svolto attività di scouting, soprattutto per il Napoli a livello giovanile. A tuo avviso gli addetti allo scouting cosa devono intravedere in un giovanissimo prospetto? 

“Dopo tanti anni di esperienza dico che gli addetti allo Scouting devono stare più attenti alla personalità del ragazzino. Non guarderei soltanto altezza, velocità e dati fisici. Bisogna capire
come reagisce il ragazzo alla difficoltà, quanto vuole imparare, come prende una decisione e quanto coraggio ha nel giocare la palla.

Ci deve essere poi un obbligo di un piano giovani per le società professionistiche. Ogni club dovrebbe presentare annualmente un progetto con obiettivi misurabili: quanti ragazzi aggregati, quanti convocati e quanti minuti concessi alla prima squadra. Infine, vorrei dire che il problema non è semplicemente far esordire i giovani. Bisogna creare un sistema nel quale il giovane arrivi all’esordio già pronto e contemporaneamente dare all’allenatore della prima squadra la sicurezza che schierarlo non significhi rischiare il proprio posto.

La frase che utilizzerei per presentare un progetto sarebbe: non dobbiamo chiedere alle società di far giocare i giovani per obbligo. Dobbiamo creare un sistema che renda conveniente, per una società, investire sui propri giovani e dare loro una reale possibilità di arrivare prima squadra.”

visone

Infine, un’ultima domanda. Quali progetti ha per il futuro Fabio Visone?

“Per ora sono fermo, ma sono in continuo aggiornamento sulle varie metodologie e seguo molti profili sui campi. Ovviamente sto aspettando qualche squadra che mi dia la possibilità di lavorare e mettermi in discussione.”